Fino ai 21 anni ho abitato a Roma, in un grande appartamento con gli interni tipici delle case romane: il marmo dei pavimenti incontrava le pareti rivestite di carta da parati, dove si stagliavano quadri di ogni stile possibile che riempivano tutti gli spazi, quando non erano occupati da mobili antichi e moderni stracolmi di soprammobili e libri di ogni genere. Anche i bagni non erano da meno: “quello grande” con i rivestimenti in marmo e sanitari rosa disegnati da Gio Ponti, “quello piccolo” invece tutto con accenti rossi. In quello grande mi sentivo una vera principessa, ma era in quello piccolo che trovavo la magia: una piccola bacheca strapiena di miniature di profumi, una collezione di mia mamma.
Era appesa lì, sopra il bidet, come se fosse una cosa di poco conto: non era una collezione immacolata, solo da ammirare.
Potevo prendere i profumi e annusarli, anche mia mamma li utilizzava.
Ho iniziato così a prendere queste piccole boccette-capolavoro, portandole nel bagno delle principesse e miscelandole in modo istintivo, per giocare. Non so se mamma apprezzasse questo gioco, in ogni caso non mi ha mai detto nulla. Entrava in bagno e mi vedeva in piedi sul panchetto per arrivare al lavandino, con tutte le boccette in fila sul bordo, che miscelavo creando fragranze probabilmente orribili, ma che per me erano pozioni dal valore inestimabile.
Non ricordo flaconcini in particolare, ma un odore mi è rimasto particolarmente impresso: una piccola boccetta trasparente cilindrica, con un’etichetta bianca con su scritto “Fico e Vaniglia”. Un profumo tiepido, cremoso, con una sottilissima sfumatura verde che mi ricordava la sensazione di quando mangi i fichi con la buccia: il croccante sabbioso dell’esterno protegge la dolcissima morbidezza della polpa, regalando una sensazione unica, indimenticabile.
La prima volta che ho annusato questa fragranza, in una sera d’inverno, mi sono trovata catapultata in una giornata di luglio, quando in campagna mi arrampicavo per rubare i fichi dalla pianta di nonno. Salivo sull’albero, facendo ben attenzione a non allontanarmi dal tronco principale (perché il fico è traditore), per raggiungere i frutti più grandi e morbidi; trovato il prescelto per la merenda, lo staccavo e vedevo uscire quel latte biancastro e appiccicoso, “velenosissimo”, diceva nonno. A quel punto, seduta tra i rami, aprivo a metà il frutto per accertarmi che non ci fossero abitanti poco gustosi e iniziavo ad assaporarlo: la polpa tiepida che scrocchiava sotto i denti sprigionava un gusto dolcissimo, e nel mangiarla me ne finiva sempre un po’ sulla punta del naso.
Possibile che, solo avvicinando il viso a quella piccola boccetta, mi fossi trovata a vivere in un altro tempo, in un altro spazio, con una sensazione ben specifica sul palato?
La mia passione per i profumi è nata lì e non si è mai spenta, ed ogni profumo per me è andata e ritorno da uno spazio e un tempo: la mattina apro il mio mobiletto dei profumi e li guardo uno ad uno, passando in rassegna non le note olfattive, ma le sensazioni. Li conosco tutti benissimo, ma quando devo scegliere stappo il flacone e lo porto al naso: immediatamente mi vengono alla mente delle immagini, delle emozioni, e decido se quel giorno voglio essere quella persona. Se voglio essere la persona che acquista un profumo in una boutique di lusso o nello scaffale di fianco a quello dei detersivi; se fermarmi a riflettere o cedere all’impulsività; se avvolgermi nella complessità o essere genuinamente banale.
È sempre e solo una scelta per me.
La sezione Beauty nasce esattamente per questo: una raccolta delle scelte, profumate e non, che compio ogni giorno quando le piccole cose si guardano allo specchio, si massaggiano nella pelle, si vaporizzano sui polsi.