Mi occupo di grafica da ormai 10 anni, e mai come in questo momento ho il desiderio irrefrenabile di cambiare lavoro. Non perché il mio lavoro non mi piaccia, ma perché mi sono resa conto che la mia creatività è costretta in una gabbia di scadenze impossibili, richieste ad ogni ora del giorno, tempi di lavorazione ridotti all’osso.
Sul lavoro sono estremamente precisa, ricontrollo i file mille volte per scongiurare errori, eppure qualche tempo fa ho fatto stampare 1000 biglietti da visita con il numero di telefono sbagliato, che ho ripagato ovviamente a mie spese. Com’è possibile che accada una cosa del genere, dopo 10 anni di esperienza?
È possibile perché ricevo messaggi, email, telefonate continui. Distrazioni che mi fanno saltare da un lavoro all’altro, come una mosca impazzita, svolazzando dal vetro del “mi serve per domani” a quello del “ho poco budget, fammi un po’ di sconto”. E io, rimanendo nella metafora della mosca, mi trovo sopra una ingestibile montagna di m***a.
When I first started out, I would spend entire days designing logos, weeks working on a website’s visual design, refining every detail until the work felt perfect — until it actually communicated something. As a well-known designer I worked for years ago used to tell me, “you feel it in your gut when a project is finished.” I had the time and mental space to create, reflect, erase everything and start over from scratch. I had time to stop and listen to my own thoughts.
Con l’aumentare dei clienti – per fortuna, direi – è diminuito il tempo. Certo, potrei rifiutare clienti e tornare a lavorare come prima, ma siamo sicuri che con il budget medio di un cliente riesca, banalmente, a vivere? A sentire i guru sui social, certo: devi aumentare il valore percepito del tuo lavoro e i clienti ti daranno più soldi.
But in this economy?
Questo succede non solo con il lavoro, ma con tutto: sono a cena con gli amici e penso a cosa farò il giorno dopo; faccio la spesa e contemporaneamente controllo le notifiche delle email; sono in auto e chiamo la mia famiglia, perché è l’unico spazio veramente libero che ho per contattarli.
Sì, lo so, è la vita.
But it’s precisely in the middle of this multitasking life that I chose to start this blog: a space where I can stop — first and foremost — and focus on the little things, about little things.
Non solo perché “nelle piccole cose risiede la felicità”, ma perché voglio che tutte le suggestioni che ho intorno a me possano avere il loro spazio per esistere e affermarsi. Potevo scrivere un diario segreto? Sì, certo. Ma credo che farlo qui sia un po’ come dire qualcosa ad alta voce: dal momento in cui esce dalla tua testa, inizia davvero ad esistere.
Quella mosca impazzita di qualche riga fa prenderà il volo da quella montagnetta maleodorante, e si guarderà intorno per posarsi sulla prima cosa che catturerà la sua attenzione.